venerdì 11 febbraio 2011

Chi dei due morirà disperato?

E proprio mentre trascorrevo i miei giorni interpretando la 'Catherine di 'Addio alle Armi' del vecchio Ernest Hemingway, facendo cioè da crocerossina al mio Mister Little anche durante il Carnevale e il successivo S. Valentino, ho scoperto che 'il morto' si è (ri)fidanzato. Come l'ho saputo? grazie a facebook e alla mia curiosità. L'amore ai tempi di internet è faticosissimo e , talvolta, crudele. Nel frattempo mi sono influenzata grazie al mio Ernest-mister little che è riuscito  ad infettarmi il labbro inferiore con il suo 'herpes' . Lui , in compenso, mi ha regalato uan splendida borsa 'da lavoro' in pelle ( non umana eh!) che desideravo tanto, peccato che io non abbia un lavoro. Non ancora...

questo scrivevo un anno fa...
e adesso che un lavoro ce l'ho e che il mio mister little mi definisce la sua 'fidanzata'(stiamo assieme da  più di un anno e mezzo in effetti...),   sempre grazie  a quel pettegolo chiamato facebook, o meglio, grazie alla chat del frequentatissimo social network, parlando con una specie di rocker alternativo sfigato,  nonché maligno, che desiderava concupirmi( povero illuso),  ho saputo che il 'morto' si è lasciato con la donzella di cui sopra.
Eh sì, pare che soffra molto. Dapprima mi è quasi dispiaciuto. Dopotutto, mi sono detta, il suo nuovo fallimento amoroso, non fa che confermare le mie aspettative deluse. Voglio dire che se ha sbagliato con me ed è fuggito, perché era immaturo, e  lo ha fatto anche con l'altra,  non posso proprio rammaricarmi di nulla. Peccato!Comunque il motivo 'reale' della rottura lo ignoro e , detto tra noi, non mi interessa.
Postilla aggiuntiva riferitami dal già citato rocker-malelingua: il 'morto' parlando della sua attuale 'ex' l'ha paragonata a me. In quale ambito? La ex dagli occhi di trota era  poco 'rumorosa', in un certo senso, e 'fredda', io l'opposto, parecchio  'chiassosa' per usare un eufemismo. Meglio: ero passionale.
Mica male come 'rivincita'!
Anche se reputo davvero  poco elegante fare riferimento a me  dopo una storia di 5 anni ( la mia e la sua)  parlando solo di questa 'sfera' e poi confidarlo  addirittura ad un conoscente mentre  si lavora in un museo come 'apri e chiudi porte'. A proposito, la noia è una brutta bestia...
 La verità è che me ne sono compiaciuta, della rottura non degli apprezzamenti 'sessual-passionali',  ho sghignazzato un po', solo un po'...lo so, lo so, è da stronze, da cattive ragazze e non ci posso fare nulla se mi è venuta voglia di cantare e ballare: 'brigitte bardot bardot, aeiouy...'
la verità, di nuovo, mie care signore e anche signori, è che la 'filosofia' di Samantha Jones, simpatica e sfrontata protagonista di Sex And the city, vale oggi più che mai: "

Con gli ex c'è sempre una gara, si chiama: "Chi dei due morirà disperato?"


la risposta che oggi posso dare con serafica naturalezza e saggezza tibetana è: LUI !!!!!

mercoledì 17 febbraio 2010

Parole, parole, parole…



Sin da bambini ci insegnano che una società civile è fondata su delle regole. Ci sono le regole della buona educazione, quelle sportive, le regole per i giochi da tavolo, quelle della segnaletica stradale, le regole del viver comune e molte altre di vario genere. E poi ci sono quelle che non trovi in alcun libro. Le cosiddette: ‘regole non scritte’. Ad esempio quelle dell’amore, che si tramandano oralmente, di voce in voce, di amica in amica. La più ‘nota’, la più popolare, in quanto racchiude una verità fondamentale, è la seguente: non credere mai a quello che un uomo ti dice quando è a letto con te. E, badate bene, questo vale prima,durante e dopo l’orgasmo, in sintesi è applicabile a qualunque uomo sia visibilmente ‘eccitato’. Quelle che pronuncerà in quello ‘stato’, saranno sempre e soltanto mere parole. Si sa già che gli uomini per loro stessa natura sono menzogneri,affabulatori nati. Protagora e Gorgia erano uomini, l’arte retorica e l’ oratoria sono virtù che gli uomini coltivano da millenni. Mina l’aveva cantato in: ‘Parole,parole,parole’ mentre la voce profonda e sexy di Alberto Lupo cercava di dissuaderla recitando da contraltare. Mister Little, uomo di 48 anni che non aveva mai avuto una relazione seria, ha iniziato a parlare di come non potesse fare a meno della sottoscritta che frequentava in quel periodo,da circa 4 mesi sovente  preda della passione che li consumava. Ogni volta era la medesima storia: l’uomo non telefonava, non inviava un solo sms, non un incontro. Puntualmente lei tornava  da lui. Poi improvvisamente, un giorno  Mister Little ha iniziato a cercare la ‘ragazza perbene’. Senza un vero motivo. O meglio : qual era la molla che aveva scatenato in lui il repentino cambiamento? Non esiste una ‘regola’ per questo.  Forse: chi la dura la vince? Comuqnue, un’altra regola  da sottolineare è: mai raccontare dei propri trascorsi amorosi e sessuali, a meno di non voler apparire una ‘vamp’ , una bomba sexy, il che comunque non aiuta, perché non spinge il nostro corteggiatore ad una possibile ‘frequentazione’, specie se volete che diventi una ‘relazione’, perché , puntualmente, se lo vorrete come papabile ‘fidanzato’(perdonatemi ‘l’arcaismo…), vi vedrà solo come ‘indomabili conquiste’ e , finito il ‘gioco della conquista’ della bella vamp, sparirà. Ricapitolando: l'uomo parla anche troppo in 'determinate situazioni', stimolato  da una 'certa contingenza', mentre la donna farebbe meglio a parlare poco,  il necessario,almeno all'inizio della conoscenza,  a limitarsi al 'detto non detto', come nel gioco della seduzione del 'vedo-non vedo'. Salvo poi scoprirsi gradualmente e svelare tutti i trucchi:  ciglia finte,  exstension, capelli tinti, scendere dai tacchi di 14 cm,  lenti a contatto,  trucco della sera prima e quel bustino che ci tira le tette su su, fin sotto il mento. Lo so, io non rispetto mai quest’ultima regola e con ‘il morto’ mi andò molto molto bene, ma l’eccezione non è MAI la regola e vista com' è finita... meditate gente.


martedì 1 dicembre 2009

Chi se ne va che male fa?!



Paolo Conte scriveva in una celebre canzone:  “Chi se ne va che male fa”. Mi sono sempre chiesta se quella dell’avvocato astigiano fosse un’interrogazione o un’affermazione. A seconda di come lo si interpreti il dilemma appare bicefalo: davvero chi se ne va non fa alcun male? oppure colui che lascia arreca una ferita non rimarginabile? Il mio ‘ex’, il morto, sosteneva e,a detta di amici comuni,sostiene ancora che fosse ‘inevitabile’. Rompere una relazione a volte è ‘necessario’, quasi quanto tornare a casa dalle vacanze estive. Qualcuno dice che ci voglia coraggio, come se il ‘nostro trincia-storie’ fosse un novello Indiana Jones con tutta la saga al seguito. Quindi il vero cuore impavido, il nostro mel gibson temerario, maturo e saggio, è colui che ci lascia? Non è che semplicemente una relazione richiede cura, attenzione, maturità e pazienza e lui vuole solo andare a bere con gli amici, suonare, stare in casa a mangiare la pasta con mammà, viaggiare, fare sesso con chi vuole? Inoltre, sfatando i luoghi comuni, chi lascia, chi decide di interrompere una relazione soffre? Dicono di sì. I motivi addotti sono tra i più vari, ma il mio personale ‘dubbio’ resta: forse si sente un carnefice? Se accettiamo questa come risposta plausibile, allora ne deduciamo che soffre per egoismo e ciò sminuirebbe il valore stesso della sofferenza all’interno della relazione finita. Indubbiamente il ‘trincia storie’ si sente in colpa e si duole per la responsabilità della scelta compiuta. Ma sul serio è lui il fautore del 'the end'? Certe volte si dice ancora: mi ha lasciato, ma io l’ho portato a lasciarmi. E allora perché non l’abbiamo lasciato noi stesse? E ancora mi chiedo: esiste un modo dignitoso di lasciare? Tanti anni fa avevo una di quelle storie ‘tira e molla’ con un mio coetaneo che suonva il basso e recitava il Tractatus di Wittgenstein.  Un giorno  mi lasciò( per l'ennesima volta) ‘a causa del dualismo cartesiano’. Sì, il mio ex, allora laureando in filosofia, mi disse testualmente così e mi spiegò la sua ‘doppiezza’ con intellettualismi che mi fecero soltanto ridere, un riso amaro naturalmente. La divina Isabelle Adjani, non l’ultima delle racchie, mie-i care-i , fu lasciata dal bel Daniel Day Lewis tramite fax, altre fonti dicono per telefono, mentre aspettava un figlio da lui. Il mio ultimo ex, non proprio Daniel Day lewis, mi ha lasciato per telefono dopo 5 anni ( ma questo lo dovreste già sapere se avete letto il mio blog). Eppure la magica alchimia per cui un uomo e una donna stanno assieme tanti anni nessuno la conosce. Una coppia sposata con un’età media di 65 anni una volta ad una cena mi disse di essere più innamorata ora di quando si conobbero. La signora in questione, A., poi mi raccontò di aver avuto soltanto suo marito sessualmente parlando e di essergli stata sempre fedele. Come si spiega? si tratta soltanto di ‘fortuna’ come sottolinea D. di 45 anni psichiatra sposata con un uomo più giovane di 10 anni giornalista?
Lasciarsi è un po' morire. Allora io sono stata solo un po' sfortunata?

lunedì 30 novembre 2009

Questi Fantasmi...



Cosa sarebbe accaduto se Hubbell avesse sposato Katie e fossero vissuti felici e contenti ?

Avrete già capito che mi sto riferendo ai due protagonisti di “Come eravamo”, celebre 'cult movie' di Sidney Pollack datato 1973 con tanto di splendida colonna sonora della Streisand , nel film in veste di attrice e cantante.

Cinema a parte, passando per i più classici Romeo e Giulietta attraversando le vicende dell'infelice Werther di Goethe, approdando sino alla Daisy dei ricordi di Gatsby di F. Scott Fitzgerald, la letteratura di tutti i tempi e paesi ci ha abituato ad amori infelici. Di più, esistono anche quelli, come nel film precedentemente citato, che definirò: 'amori incompiuti'. Quelli che: “chissà cosa poteva succedere e, invece, non è stato possibile”. Magari 'lui' aveva già una moglie e una figlia, oppure 'lei ' doveva partire, o ancora 'lui' aveva necessità di andare via o la compagna era malata, una specie di 'Zelda', tanto epr tornare a citare Francis Scott Fitzgerald. Tutte 'scuse' per ovviare a una mancata 'corrispondenza d'amorosi sensi' per dirla con Foscolo? O, peggio, vigliaccheria quasi sempre maschile con conseguente paura di abbandonare il 'focolare domestico' per quella che si rpeferisce mantenere 'relazione extraconiugale' o, comunque, 'storia parallela'?Però non sono solo amori nati fuori dalle relaizoni 'ufficiali', anzi spesso si tratta di storie d'amore che si interrompono senza una 'causa esterna', almeno non apparente e visibile come un 'terzo' che si oppone alla coppia.

Esistono anche versioni della questione 'amore incompiuto assai diverse. Il 'vero amore' potrebbe essere quello che non ha trovato una risposta? È quello che più semplicisticamente e semplicemente rimpiangiamo? Perché c’è sempre qualche relazione triste da ricordare quando ascoltiamo una canzone? Forse è vero ciò che diceva Enrico Brizzi: “giacché si ama solo nel ricordo, è scritto” (Ma lui era un adolescente quando al suo esordio letterario pubblicò la storia di Alex e Haidi). Probabile che in maniera sottesa esista quasi una forma si autocompiacimento nel non raggiungimento dell'amore pienamente vissuto. Il grande amore è quello che ricordiamo quando pensiamo ad un’estate torrida senza un quattrino in tasca, gironzolando nel supermercato di Ostia Lido per comprare un panino, tante idee nella testa e sogni da condividere assieme? A volte il ‘fantasma’ del nostro 'ex', che cinicamente io definisco ‘il morto’, giacché trattasi di ‘elaborazione del lutto’ (sia pure di 'lutto passivo', ma sempre di elaborazione del lutto si parla per la fine di una storia), è meno nitido. In altre occasioni, il fantasma si ingigantisce fino quasi a diventare l’emblema perfetto del nostro ‘amore perfetto’. È un altro alibi per difenderci da un possibile coinvolgimento con l’uomo che stiamo conoscendo e quindi da un'altra probabile rottura? È più facile confrontarsi con un fantasma? Un 'ex' è perfetto, un ricordo, un‘morto’, non può risponderci, non arriva tardi agli appuntamenti, non ha quel maglioncino color aragosta che ci fa tanto inorridire, non posticipa l’uscita per il cinema. Insomma, non ha difetti come l’uomo con cui occasionalmente o meno stiamo uscendo. Il fantasma dell'ex è sempre pronto in ogni occasione, ci restituisce fiducia, autostima, amore, comprensione e felicità. Nell' 'assenza' siamo autosufficienti, mie care, mica piccola come scusa per allevare un fantasma. Francesca, 20enne universitaria, mi confidava che l'uomo che rimpiange è Marco, un suo ex che l'ha lasciata due anni fa e lei cerca spasmodicamente di riconquistarlo.  T., 41 anni impiegata statale,  ricorda ancora un certo F. , con cui durante le 'pause pranzo' ebbe degli scambi di conversazioni e nulla più, lo menziona come se fosse stato l'uomo della sua vita, mentre suo marito la ama e le sta vicino da oltre dieci anni.  Un musicista, conosciuto anni fa su internet,  con cui non ho mai 'consumato', pensava  che io fossi la sua 'anima gemella' e non sua moglie con cui vive da sette anni e che prima di sposarlo aveva lasciato lavoro e famiglia per seguirlo in un'altra città. V., un giornalista di 50 anni, sposato da quasi trenta e padre di due figli, mi confidava che reputava il suo grande amore  una donna con cui aveva tradito sua moglie per un paio di mesi e che non aveva più rivisto, ma che sapeva essersi posata nel frattempo. S., segretaria di unos tudio legale, 38enne, , dopo aver lasciato ben quattro volte  nell'arco di 8 anni il suo uomo di allora,  due delle quali a pochi mesi  dal matrimonio, sperava di incontrare il suo ipotetico 'grande amore' frequentando un supermercato per singles. Ora aspetta un figlio da un torinese di origine siciliana conosciuto su meetic.it per far ingelosire  un altro ex ( non quello degli 8 anni), torinese anche lui.

“Tu non molli mai” dice Hubbell-Robert Redford a Katie-Barbara Streisand nell'opera di Pollack. Forse la risposta è tutta qui. Forse se avessero entrambi 'mollato' avrebbero avuto il loro 'lieto fine'. In verità, non ho mai pensato che Katie potesse diventare una mogliettina perfetta, come non ho mai creduto che Hubbel diventasse più 'profondo' e maturo anche nella scelta delle sue relazioni e del suo lavoro di scrittore. Probabilmente ciascuno merita almeno un 'amore incompiuto' nella propria vita. Uomini e donne non cambiano, i fantasmi , però, si dileguano, prima o poi. Giusto il tempo di una bella canzone, una lacrimuccia di commozione per il tempo perduto, per quel 'come eravamo' che il nostro 'fantasma' rappresenta e poi l'incontro che attendevamo forse è proprio lì , dietro l'angolo che aspetta.

Anni di autoanalisi mi hanno resa poco avvezza all’amore tutto ‘assenza, tormento ed estasi’. E comunque i 'morti', intesi come 'ex',( con tutto il rispetto per quelli 'veri' che il 2 novembre commemoriamo seriamente), tornano (quasi) sempre nell’Ade.

domenica 29 novembre 2009

Bibliofilia, cibo e altre amenità…


Ognuno di noi ha un luogo o un’azione che se è abituato ad essere single condivide con il proprio partner solo dopo una serie di appuntamenti, quando, per così dire, ci sembra di avere una certa ‘intimità', di essere 'in confidenza’ con lui. Per molte donne queste ‘azioni confidenziali’ sono il fare sesso, eterno dilemma se al primo, al secondo o al terzo appuntamento. E poi ci sono altre ‘consuetudini’, altre attività che ci piace compiere ma che ,se non c’è la giusta armonia, non condividiamo facilmente con l’altro e custodiamo gelosamente. Ad esempio fare la spesa assieme all’uomo che frequentiamo, sovente, è segno di un legame che sta diventando importante. Io ricordo di essere andata alle 6 del mattino a fare il test di analisi dell’hiv col mio uomo di allora. Svegliarsi presto e andare a fare il ticket, sottoporsi ad un esame così ‘privato’ e che spaventa sempre è certo sinonimo di ‘intimità’, almeno di un certo tipo. Però ci sono anche azioni più ‘quotidiane’. Trovarsi di venerdì pomeriggio da Leroy & Merlen con Mister Little in cerca di plafoniere economiche per la casa di suo fratello, credendo che 'watt' sia una storpiatura del cognome di Robert Wyatt. Insomma, quando arriva la quotidianità in un rapporto ? Non ci sono regole né strategie. Personalmente ci sono due cose che ritengo davvero intime da condividere con un uomo: mangiare e andare in libreria. Sì, perché la prima funzione necessita di caduta di maschere, di sovrastrutture. Il cibo svela vizi, difetti e fa cadere atteggiamenti artificiosi da ‘femme fatale’, costruiti su misura per la seduzione. Davanti ad un piatto di pasta siamo , come in vasca da bagno, nude. Mentre mangiamo difficilmente possiamo non lasciarci andare, naturalmente non esagereremo, ma se ci piace mangiare( e a chi non piace…) e bere, non baderemo ad essere sexy e conturbanti. Anche per la seconda ‘azione’ serve una certa complicità. I libri sono qualcosa di ‘personale’,intimo, si riferiscono a gusti, ricordi, hanno un odore, possiedono un immaginario di riferimento che per ognuno di noi è , nemmeno a dirlo, quanto di più soggettivo possa esistere. Parlare di libri, di generi, di scelte letterarie, di autori e acquistare libri non è cosa da prender alla leggera. Da un libro si capirscono molti 'dettagli', da un romanzo scelto, acquistato, letto, amato. Oppure un autore, prediletto o detestato, o, peggio, sconosciuto all’uomo che frequentiamo. Sono entrata recentemente assieme a Mister Little in una libreria in centro a Roma, ci siamo guardati, abbiamo scherzato, ma mi sentivo ancora un po' 'impacciata'. Perché? Un libro disvela il nostro mondo e quello del nostro amato, un mondo sconosciuto che stiamo a tentoni provando a penetrare e viceversa. Ho iniziato la relazione con Mister Little in contemporanea con il libro che mi ha regalato. È un romanzo di Michel Houellebecq, ‘Piattaforma’, che un mio amico definisce ‘un autore misogino’. Il libro non l’ho ancora terminato, sono scaramantica, finché la storia non prende la giusta piega, non arriverò all’ultima pagina…strane manie da ‘single’, signore.

sabato 28 novembre 2009

Siamo Tutte Attrici un po'(p) porno...

Ricordate le forme perfette eppure umane della Venere di Milo o la statuaria avvenenza di Sophia Loren? Dimenticatele. La bellezza canonica costruita su armonia ed equilibrio ha fatto il suo tempo lasciando il posto a quella ‘bionica’ di Lara Croft che altri non è se non una donna mutuata dai fumetti e, dunque, ‘irreale’, incarnata per il grande schermo da Angelina Jolie. Corpi tonicissimi, ossuti e delineati con in vista un seno da maggiorata su spalle strette, fianchi ‘a scomparsa’ (piuttosto maschili), addominali scolpiti, bicipiti e tricipiti esili e, tuttavia, tirati. Come a dire: grissino sì, ma con bel paio di tette e i muscoli al posto della ciccia. L’avvento delle protesi al silicone e della chirurgia plastica ha reso questa mutazione, per nulla genetica, possibile. Ma chi sono Lara Croft e le sue sorelle? Se ‘tecnicamente’ la metamorfosi è stata possibile grazie alla scienza e alla chirurgia, ‘visivamente’ a chi è dovuto questo cambiamento di gusti, di prospettive dell’immagine della donna? La trasformazione è avvenuta gradualmente attraverso le icone femminili che nel tempo si sono avvicendate. E se per trent’anni modelli di riferimento sono state le attrici del grande schermo, lo scarto è avvenuto solo negli anni novanta. Esattamente quando ‘the Body’, il corpo, vero re assoluto degli anni post-edonistici, ha surclassato il potere dello sguardo, delle labbra dischiuse di B. B.. Già negli anni Ottanta, d’altronde, numerose erano le top model che tentavano con successo la scalata del cinema, basti pensare a Isabelle Adjani o a Fanny Ardant. Ma solo negli anni novanta le “Top” Claudia e Naomi diventavano ‘icone’ con un consenso unanime e popolare. Tuttavia, si trattava pur sempre di una perfezione ancora ‘umana’ e, dunque, non del tutto compiuta. È necessario attendere il nuovo millennio per scoprire che le donne più influenti in termini di misure e beltà rispondono al ‘nome’ di pornostars. L’industria pornografica ha alimentato l’immaginario erotico maschile per intere generazioni cambiando visibilmente il volto e il corpo delle donne. Le protagoniste del cinema a luci rosse internazionale, lentamente, ma inesorabilmente, sono entrate non solo nell’ideale maschile, ma anche in quello femminile. Non ne sono restate immuni nemmeno le attrici del cinema americano che via via hanno cominciato ad assomigliare sempre di più alle dive del sesso filmico. Negli ultimi anni le differenze fisiognomiche fra un’attrice hard e un’attrice hollywoodiana vanno assottigliandosi. La recentissima Megan Fox, o la veterana Angelina Jolie, la formosa Scarlett Johansson, solo epr citarne alcune, hanno labbra, zigomi e seni ben definiti proprio come molte fra le più avvenenti attrici dei film hard. Jenna Jameson, Crissy Moran, Justine, Veronika Zemanova, Anita Blond, Lacy, Lavey Duvalle, sono alcune fra le ‘ dee del sesso’ che non si discostano, anzi, rassomigliano alle dive hollywoodiane. Il cinema mondiale e le sue attrici sembrano prendere spunto dalle bellezze erotiche dei film di serie b. Non è un segreto che, seppur non siano attrici a luci rosse, molte ‘dive americane’ come Pamela Anderson provengano dalle file di Playboy e non abbiano mai nascosto la loro passione per il bisturi. Ma c’è di più. L’avvento del porno casalingo ha reso attrici nel senso stretto del termine anche le signore della porta accanto. Ma se sorvoliamo sul fenomeno prettamente cinematografico, ritroviamo l’immaginario pornografico anche in altri ambiti a noi più vicini. Infatti, non solo nella fisicità, ma anche nel look e nell’abbigliamento il ‘fenomeno porno’ si è integrato nella vita ‘reale’ . Dalle fantasie maschili di donne in bustier e latex al mondo della moda non a luci rosse il passo è breve. Se pensiamo ad un tacco 12 cm con plateau (vale a dire quel doppio fondo alla base della pianta del piede) che tanto si è visto sulle passerelle delle ultime collezioni o alla rinnovata tendenza di guanti, borse e scarpe in vernice, veri must della stagione invernale scorsa, non può non tornare in mente il pvc e il latex, il tessuto lucido tanto amato in certi filoni fetish. Non sfuggirà forse che, sebbene ‘decontestualizzati’, i sandali griffati dell’alta moda( Gucci per intenderci…) tra lacci, tacchi vertiginosi, fibbie e fibbiette, somiglino sempre di più a quelli indossati dalle star del porno. E, tuttavia, nella loro beata noncuranza o ignoranza, le donne più sofisticate li calzano, dalla politica al giornalismo, dalla casalinga alla professoressa. Una delle tante ‘testimonianze’ che il ‘porno è tra noi’, ci viene anche dal regista Steven Soderbergh che di recente ha scelto come protagonista per il suo ultimo film “The Girlfriend Exsperience” un’ex pornostar, la giovanissima Sasha Grey, al suo debutto in un film non a luci rosse. Basti riflettere sul fatto che per incarnare la perfezione femminile e i sogni erotici maschili, il cinema a luci rosse ha sempre proposto donne perfette e per renderle tali ha regalato e ‘dona’ ancora loro protesi di ogni tipo. Antesignano di seni e labbra siliconate, il cinema pornografico proponeva già negli anni ottanta bellissime attrici con un corpo perfetto grazie al bisturi. Ma oggi sono moltissime le donne ‘reali’ e le attrici del cinema ‘impegnato’ ad essersi sottoposte ad interventi chirurgici e ad aver incarnato un modello di bellezza per nulla differente da quello proposto dal cinema hard. Sempre più l’industria della chirurgia estetica dilaga nella vita quotidiana e ciò di cui madre natura non fornisce, il chirurgo crea. Ed è come se un primo piano televisivo o il dettaglio delle gambe non fossero più affare del mondo del video, ma affari di tutte, nessuna esclusa. Il mondo ci vuole belle, anzi bellissime. Noi ci troviamo brutte, anzi bruttissime. Doverosamente eccitanti, artificiosamente sensuali, perfette ad ogni età. Le sexy donne del porno sono l’ ideale cui tendere. Bambole belle e gonfie, ma nel punto giusto. Il porno non scandalizza nessuno. Gli unici tabù oggi sono le rughe, la cellulite, le smagliature. Care vecchie compagne di ogni donna e, tuttavia, sempre più rare. I seni scesi, la pelle non tonica sono solo brutti ricordi da rimuovere con incisioni e cicatrici rimarginabili in fretta. Perciò in metropolitana non storceremo il naso davanti a tante rinoplastiche e a zigomi come deretani. Non ci stupiremo delle diciottenni sottili come giunchi che mostrano un seno prosperoso ultimo regalo per la maggiore età. E allora siamo sincere: siamo tutte attrici porno? La risposta è assertiva quanto più inconsapevole. O forse tendiamo a compiacere l’immaginario maschile più di quanto lo si voglia ammettere dopo tante lotte femministe. Indifferentemente la diciottenne e la signora matura si apprestano al sole toniche e siliconate nel loro bikini. Parafrasando una celebre frase di Dorothy Parker[1] potremmo dire: “ gli uomini fanno di rado la corte alle donne con la cellulite, poco seno e labbra sottili”.

[1] ‘Gli uomini fanno di rado la corte a donne che indossano gli occhiali ‘ Doroty Parker

venerdì 27 novembre 2009

Gli uomini tradiscono perché sono dei sentimentali e le donne sono troppo pragmatiche ?



La provocazione nasce da esperienze personali e dai racconti di tante donne amiche e conoscenti. Relazioni o presunte tali che farebbero impallidire persino “La Sposa Cadavere” di Tim Burton. La costante però è sempre la seguente: gli uomini tradiscono. L’assunto è: non sono fatti per le relazioni stabili, vale a dire per quel tipo di amore che scaturisce nell’ormai arcaico fatidico ‘sì’. Forse si tratta di fortuna, probabilmente, come direbbe la Miranda Hobbes di Sex And The City: “gli uomini sono come semafori, devi solo trovarne uno con la lucina verde accesa ed allora è fatta”. Fosse così, faremmo tutte i pedoni sul ciglio della strada in attesa che scatti il tanto atteso verde. Semplicemente gli uomini non sono ‘pragmatici’. Mi spiego meglio: un uomo non si sposa, se lo fa, il più delle volte, nel corso del tempo, avrà una relazione extraconiugale. In quest’era telematica, ci si accontenta anche di una semplice ‘amante virtuale’. Quale uomo non ha mai tradito la propria compagna sul web? Vi siete mai chiesti il perché? Le donne come ‘viatico’ contro la quotidianità della vita di coppia utilizzano le soap opera, gli sceneggiati, i telefilm con le casalinghe disperate. Gli uomini, invece, hanno amanti virtuali. Molti non si accontentano però del virtuale, desiderano un tipo di amore condito dalla spezia della ‘contingenza’, quell’amore privo di ‘necessità’, scevro da scadenze, piagnistei, appuntamenti, incontri e cene con i parenti, bollette e menage casalingo, scelgono dunque di avere un’amante. Potremmo dire che è una delle ragioni per cui gli uomini sono più propensi, ad esempio, all’utilizzo del materiale pornografico: perché hanno bisogno di una ‘super donna’, priva di problemi e di faccende domestiche, di grattacapi, di insicurezze, di responsabilità e ‘doveri’. Gli uomini desiderano una donna che incarni bellezza, sensualità, erotismo, fascino, indipendenza, sicurezza, intelligenza e poco altro. Ovviamente non sposano questa fantomatica superdonna, però sicuramente vorrebbero farci del sesso o incontrarla almeno per un giorno. Quando il sesso maschile, accidentalmente, si sposa si sdoppia: moglie= pragmatismo della vita; amante= evasione dalla vita. Cosa vogliano le donne, i suddetti, non lo sapranno mai. Cosa vogliono, invece, gli uomini a parte il sesso ? L’intrigo. Sì, un intrigo incandescente fatto di leggerezza e stimoli cerebrali e sessuali. Basti vedere le chat affollatissime di uomini in cerca della ‘wonder woman su misura’ sia in ore diurne che notturne. Le testimonianze di amiche e conoscenti sull’argomento non mancano. Francesca, 28 anni single, assistente alla poltrona di un dentista: “ Gli uomini con cui ho chattato erano tutti sposati o fidanzati e cercavano una donna-amante per evadere dalla routine. Con alcuni di loro ci siamo visti in webcam, tutti volevano incontrarmi e in parecchi ancora mi contattano, benché non abbiano mai realmente avuto alcun contatto fisico con me”. Perché? lo ripeto: gli uomini amano l’intrigo, l’illusione di una donna perfetta, di una femme fatale , irreale e sexy, intrigante e lasciva, senza problemi e sicura del fatto suo, e, detto francamente, se ne fregano del matrimonio e del nido coniugale. Agli uomini interessa giocare, scambiarsi fantasie, ma non disdegnano email piene di belle parole. Sara, 30 anni single, giornalista: “Ho chattato e poi incontrato un uomo sposato con cui ho avuto una relazione esclusivamente ‘virtuale’ per un anno e mezzo. Chattavamo tutte le notti e ci scrivevamo email. Ci siamo telefonati soltanto dopo sei mesi e ci siamo incontrati dopo un anno e mezzo. Lui non aveva mai tradito sua moglie”. Stefania, 36 anni single,segretaria in uno studio legale: “ Ho conosciuto un uomo su un famigerato social network per singles e dopo un paio di mesi ci siamo messi insieme, Qualche mese più tardi ho scoperto che aveva una relazione parallela : io ero la donna’ufficiale’ presentata ai suoi genitori, l’altra era l’amante con cui condivideva discussioni sull’arte e sul cinema “. Elena, 31 anni, single, ricercatrice universitaria: “Frequentavo un uomo che aveva una compagna e una figlia di 3 anni, ma che magicamente faceva le sue ‘vacanze romane’ solo con me. Trascorrevamo i week end a Londra, Firenze, eravamo spesso a cena fuori, andavamo a teatro, al cinema , a fare passeggiate romantiche. Poi tornava a casa sua”. Le donne invece sono pragmatiche e gestiscono il rapporto sentimentale in maniera pratica: appuntamenti, orari, telefonate, supermercato, gestione della casa, viaggi insieme, festività, conoscenza di parenti e amici. Tutte desiderano condividere esperienze e quotidianità: la spesa, la cena, le bollette. Le donne vogliono uomini che siano ‘presenti’, che diano sicurezza, che esercitino un senso di protezione nei loro confronti, che siano pieni di attenzioni, che le accettino anche quando sono senza trucco e con i cetrioli sul viso, quando ruttano o si depilano i peli delle gambe. Gli uomini rifuggono le responsabilità coniugali e deprecano la ‘noia’ che inevitabilmente si crea all’interno di una relazione stabile e duratura nel tempo. Un uomo conosciuto su un social network ‘musicale’ mi ha raccontato la sua storia. Lo chiameremo per convenienza: “Lebowski” come il protagonista del film di Joel Coen cui tanto assomiglia. Lebowski, 43 anni architetto single, mi ha raccontato che ama da anni la stessa donna con cui non è mai riuscito ad avere una ‘relazione ufficiale’. Mi ha confidato di aver detto ‘ti amo’ solo a lei. Ormai non la vede da più di un anno. Lei, che chiameremo Elena, era stata la sua amante per due anni. Durante i quali, Lebowski stentava a lasciare la sua compagna ‘ufficiale’ con cui aveva una relazione lunga dieci. Ha aggiunto di aver tradito molte volte la sua compagna, ma che ad Elena, la sua ‘amante’, era stato ‘fedele’, aveva rapporti sessuali solo con lei da due anni , dopo averla conosciuta non aveva avuto più contatti intimi né con la sua ragazza né con altre. Morale della storia: Lebowski un anno fa lasciò entrambe le donne per capire con chi desiderasse davvero stare. Dopo un paio di mesi di riflessione, la scelta cadde su Elena. Lebowski voleva iniziare una storia alla luce del sole e farla diventare la sua donna a tutti gli effetti. Ma quando le telefonò per comunicarglielo, gli rispose che era troppo tardi. Lei aveva ‘scelto’. Dopo qualche mese , Lebowski venne a sapere che Elena conviveva con un altro uomo conosciuto da poco. Attualmente , Lebowski mi ha rivelato di aver capito che Elena era la donna della sua vita. Lui pensa di non poter amare più nessun’altra come ha amato lei, fa sesso con moltissime donne, ma è perdutamente innamorato di ‘Elena’ e, in qualche modo, l’aspetta ancora. Lei ama, contraccambiata, l’altro uomo, meno fascinoso, ma ricolmo di premure, con cui convive. Lebowski è un inguaribile sentimentale, Elena una donna pragmatica. Oppure lui ha ricevuto la sua legge del contrappasso? Ecco che la storia è paradigmatica. Perché tra un avventuriero con lo sguardo profondo che ascolta Neil Young e un uomo che non sa nemmeno chi è Neil Young, ma è pieno di attenzioni, perderemmo la testa per il primo, ma sceglieremmo il secondo? La risposta sta in un breve ‘botta e risposta’ della sceneggiatrice-regista statunitense Nora Ephron che nel film “Harry ti presento Sally” metteva in bocca ad una ‘pragmatica’ Sally-Meg Ryan fornita di lacca spray per capelli un commento sul personaggio di Ilsa-Ingrid Bergman in “Casablanca”: “Non potrei mai passare la mia vita a Casablanca sposata ad uno( Rick-Humphrey Bogart, nda) che gestisce un bar”. Un basito Harry-Billy Cristal le replicava: “ E preferiresti un matrimonio senza passione?”- E Sally concludeva: “Ma sarei la first Lady della Cecoslovacchia(con Victor Lazlo l’altro uomo, nda). Perché le donne sono pratiche, inclusa Ingrid Bergman che, infatti, sale su quell’aeroplano alla fine del film “.